Ferrari SF-26 Lewis Hamilton
Lewis Hamilton si cala nell'abitacolo della Ferrari SF-26

La prima tre giorni di test di Sakhir andata in cassaforte. La seduta consegna una fotografia tecnica incoraggiante della Ferrari e, soprattutto, del metodo di lavoro impostato attorno alla SF-26. I numeri, in questo caso, non sono meri riempitivi statistici: 423 giri complessivi, pari a 2.291 chilometri, rappresentano una base di correlazione grandiosa tra pista e simulazioni. In un contesto regolamentare “fresco di pacca” la continuità operativa diventa un valore tecnico primario.

Nella terza e ultima giornata di attività sul tracciato di Sakhir (rileggi la diretta) è stato Lewis Hamilton a completare il programma al volante della nuova nata di Maranello. Per lui 149 tornate, 808 chilometri, distribuiti su un lavoro metodico e progressivo. 

La mattina è stata interamente dedicata alla mescola C3, con un focus chiaro: prosecuzione del lavoro di set-up e acquisizione dati, in linea con quanto impostato nei giorni precedenti. Sessantanove giri (374 km), con run di lunghezza variabile, e un miglior crono di 1’34”209, che in questa fase ha un valore relativo ma non nullo, perché inserito in un contesto di comparazione tecnica.

Ferrari SF-26 Bahrain
La Ferrari SF-26 in azione a Sakhir

Ferrari SF-26: focus sul passo, non sulla performance pura

Il cuore del programma non era la prestazione secca, bensì la comprensione della finestra operativa della monoposto. La Ferrari ha insistito sul confronto tra differenti configurazioni aerodinamiche e meccaniche, lavorando sulla correlazione dei parametri e sull’analisi del comportamento degli pneumatici. Non si è trattato di una semplice raccolta dati, ma di una mappatura sistematica delle risposte della vettura alle variazioni di assetto. Spesso si è visto lavorare i meccanici sull'incidenza alare anteriore. 

Nel pomeriggio, dopo aver proseguito il lavoro con la C3 per consolidare le prime evidenze, il programma ha previsto l’introduzione delle altre due mescole disponibili: prima la C1, poi la C2. Ottanta giri (433 km) per completare la comparazione dell’intera gamma a disposizione in questo test. Una scelta logica, che consente di costruire un primo modello di degrado e di comportamento termico trasversale alle specifiche più dure (solo nei test 2 vedremo C4 e C5, ndr), particolarmente rilevante su un asfalto come quello del Bahrain, abrasivo e severo in trazione.

Lewis Hamilton Max Verstappen
Hamilton alla guida della nuova SF-26

Ferrari, Lewis Hamilton finalmente soddisfatto

Il bilancio di Hamilton, nelle sue parole, è coerente con l’impostazione vista in pista. “Nel complesso è stata una settimana positiva. Abbiamo completato molti giri e portato avanti l’intero programma, il che ci ha permesso di raccogliere tanti dati utili e di conoscere meglio la vettura. La SF-26 ha dato sensazioni generalmente buone, ma questa generazione di monoposto è piuttosto complessa e trovare la giusta finestra di utilizzo, soprattutto con gli pneumatici, è fondamentale”.

Il passaggio chiave è proprio quello relativo alla “finestra di utilizzo”. Le attuali vetture, non più basate sull’effetto suolo esasperato e con piattaforme aerodinamiche meno sensibili all’altezza da terra, impongono un compromesso tra carico, stabilità e sfruttamento della gomma diverso da quello di una generazione di auto che il sette volte iridato non ha mai troppo digerito.

Hamilton, che ieri ha espresso qualche perplessità sulle modalità operative delle power unit attuali (leggi qui), ha sottolineato anche l’aspetto esplorativo del lavoro svolto: “Abbiamo fatto alcune scoperte interessanti e individuato anche aree in cui possiamo migliorare”. È una frase che, letta in chiave tecnica, suggerisce che il programma abbia prodotto indicazioni non scontate, forse anche risposte divergenti rispetto alle aspettative della vigilia. 

Nei test invernali, “scoperte interessanti” può significare aver individuato un assetto di riferimento più stabile del previsto, oppure aver evidenziato criticità strutturali su cui intervenire prima dell’inizio del campionato. Comunque un buon segno visto che non si brancola nel buio.

Ferrari SF-26 Lewis Hamilton Bahrain
La Ferrari SF-26 di Lewis Hamilton

Infine, la proiezione sul breve termine: “Abbiamo ancora un’altra sessione di test davanti a noi, che sarà importante per costruire sulla base di quanto imparato fin qui e continuare a progredire”. Qui emerge l’approccio incrementale scelto dalla Ferrari: non una ricerca spasmodica del tempo sul giro, ma una costruzione per strati successivi di conoscenza tecnica. La seconda sessione diventerà così il banco di verifica delle correlazioni raccolte a Sakhir, con l’obiettivo di restringere ulteriormente la finestra ottimale di utilizzo.

Il dato più rilevante, al di là dei tempi, è la solidità del chilometraggio. 423 giri senza interruzioni significative (lo stop dell’ultimo istante è stato dovuto a un problema di pescaggio, normale test effettuato in questa fase) indicano un’affidabilità di base già consolidata, condizione necessaria per sviluppare con metodo. E fiducia, che non guasta mai. Si rammenti che la Ferrari ha usato lo stesso propulsore che era stato adoperato nei test di Barcellona. L’affidabilità sembra quindi essere la costante nell'equazione tecnica. 

La SF-26 esce da Sakhir con una base dati ampia e con una prima lettura chiara: il potenziale c’è, ma la chiave sarà l’accesso costante alla finestra di funzionamento corretta. Tra cinque giorni si replica. E noi di Formulacritica saremo nuovamente qui a raccontarvi le sessioni.


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