Verso i test del Bahrain: McLaren mette le mani avanti
Il CEO della McLaren indica Mercedes come favorita ed elogia Red Bull: la classica mossa del campione che lavora nell'ombra mentre sposta i riflettori altrui

Zak Brown lo sa bene: quando sei campione del mondo in carica, il modo migliore per lavorare tranquilli è spostare i riflettori altrove. E così, mentre tutti guardano verso Brackley, Maranello e Milton Keynes, il CEO della McLaren tesse la sua tela con la maestria di chi ha imparato l'arte della Formula 1.
Le sue parole dopo i test pre-stagionali sono un capolavoro di understatement: "Sembra che i quattro team migliori saranno ancora lì, ma è ancora difficile sapere in quale ordine". Poi arriva la prima mossa, quella che sposta l'attenzione: "Se corressimo oggi a Las Vegas, la Mercedes sarebbe la favorita in questo momento, ma c'è ancora molta strada da fare".

McLaren e il gioco della pressione
Eccola lì, la Mercedes indicata come favorita. Non la McLaren campione in carica, non la squadra che ha dominato la seconda parte della stagione 2024. No, è la Mercedes di Brackley a dover portare il peso delle aspettative secondo Brown. Una mossa sottile, elegante, che fa parte del DNA dei vincenti.
Ma il californiano non si ferma qui. Perché oltre a spostare il target principale su Mercedes, trova il modo di elogiare anche Red Bull, l'altra rivale storica: "Ma il motore Red Bull era molto potente. Credo che tutti siano rimasti piacevolmente sorpresi. Preferirei che non fossero così competitivi, ma sono impressionato da quello che hanno fatto, perché sono scesi in pista, hanno macinato molti chilometri e sembrano molto competitivi".
Notate la finezza? "Preferirei che non fossero così competitivi" - come a dire che Red Bull è la minaccia, non la McLaren. Come se la squadra di Woking fosse solo una delle tante in lizza, non quella che ha vinto il Mondiale Costruttori e Piloti pochi mesi fa. È un messaggio subliminale perfetto: guardate loro, non noi.
E quando Brown parla della propria power unit Mercedes, quella che tutti i tecnici indicano come la più competitiva del lotto? Nemmeno un accenno di superiorità. Anzi, torna a sottolineare i meriti altrui, minimizzando i propri asset. È il classico giochetto dei campioni, quello che abbiamo visto infinite volte nella storia della Formula 1.

La F1 e l'arte della minimizzazione
Schumacher e la Ferrari lo facevano arte negli anni d'oro. "La McLaren è fortissima", "la Williams ha fatto un grande passo avanti", mentre a Maranello si limavano i millesimi che avrebbero fatto la differenza. La Mercedes di Hamilton, Rosberg e Bottas lo ha perfezionato nell'era ibrida: sempre a minimizzare, sempre a parlare delle minacce Ferrari o Red Bull, mentre a Brackley dominavano con margini imbarazzanti.
Ora tocca alla McLaren di Brown. E l'americano, che di marketing e comunicazione ne capisce più di chiunque altro nel paddock, sa perfettamente come giocare questa partita. Parla di Mercedes come favorita, elogia il motore Red Bull, si complimenta con Ferrari, cita persino Williams e Aston Martin per dire che non si è ancora visto tutto. Tutto, pur di non mettere la McLaren al centro dell'attenzione.
Perché mentre tutti si concentrano sulla presunta rinascita Mercedes o sulla sorprendente competitività della power unit Red Bull, la McLaren fa quello che sa fare meglio quando è al top: macinare sviluppo senza clamore, accumulare dati preziosi senza strombazzarli, affinare la macchina.
Nel silenzio del box di Woking, lontano dai riflettori che Brown abilmente dirige altrove, Andrea Stella e i suoi ingegneri lavorano. Perfezionano. Ottimizzano. Costruiscono il margine che servirà quando le luci si spegneranno davvero, quando non si tratterà più di dichiarazioni ai media ma di decimi sul cronometro.
È una strategia vecchia quanto la Formula 1 stessa: spingere gli altri sul piedistallo mediatico, alimentare le loro aspettative, caricarli della pressione che deriva dall'essere indicati come favoriti. E intanto, nell'ombra, lavorare per essere pronti quando conta davvero.
Brown lo sa: le parole prima della stagione valgono zero punti. Ma possono valere molto in termini di gestione della pressione, di aspettative, di attenzione mediatica. Meglio che tutti guardino altrove mentre tu prepari la zampata decisiva.
È il solito copione, collaudato e vincente: elogio gli altri, alimento le loro aspettative, sposto su di loro i riflettori e la pressione. E io, campione in carica, nell'ombra lavoro per dominare il podio quando le luci si spegneranno davvero. In Bahrain inizieremo a capirne di più.
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