Mercedes ha testato una “power unit 2.1”: solo a Melbourne specifiche allineate per tutti
Solo il team ufficiale ha utilizzato l’ultima evoluzione del motore nella seconda sessione invernale; dal GP d’Australia clienti e factory avranno la stessa configurazione.

Nel secondo blocco di test invernali in Bahrain è emerso un elemento tecnico di rilievo che aiuta a leggere in modo più preciso il quadro prestazionale visto a Sakhir: solo la Mercedes avrebbe utilizzato l’ultima specifica della power unit 2026, mentre i team clienti avrebbero girato con una configurazione precedente. L’unico dubbio riguarda McLaren che potrebbe parimenti aver avuto la specifica con maggiore potenza a disposizione.
Si tratta di un dettaglio rilevante in una fase in cui il nuovo regolamento tecnico impone architetture profondamente riviste, soprattutto sul fronte ibrido, con l’abolizione dell’MGU-H e un diverso equilibrio tra componente termica ed elettrica. In questo contesto, la gestione delle specifiche motore assume un peso strategico notevole, sia in termini di affidabilità sia di integrazione telaio–power unit. Essere motorista e team ufficiale conferisce un vantaggio potenziale che a Brackley e Brixworth vogliono sfruttare dopo aver visto Woking vincere tre titolo in due anni con i motori della Stella a Tre Punte.

Specifiche differenziate solo nei test
Secondo quanto filtra dal paddock, come riportato dalla BBC, durante la seconda sessione invernale in Bahrain la Mercedes avrebbe portato in pista una versione evoluta del proprio gruppo propulsore, mentre le squadre clienti – tra cui la Alpine – avrebbero utilizzato una specifica precedente.
La situazione, tuttavia, non è destinata a protrarsi oltre la fase di test. A partire dal Gran Premio d’Australia, a Melbourne, tutti i team motorizzati dall’HPPT disporranno della medesima configurazione hardware e software. Il regolamento impone infatti la totale equivalenza di specifica tra team ufficiale e clienti per l’intera stagione: niente versioni “A” e “B”, né aggiornamenti riservati alla sola squadra factory.
In questo senso trovano conferma le parole di Flavio Briatore, consulente esecutivo Alpine, che in un’intervista a Sky Sport F1 aveva chiarito come la squadra francese avrebbe ricevuto esattamente lo stesso motore della casa madre a partire dal primo appuntamento iridato. Un’affermazione che, alla luce di quanto visto in Bahrain, sembra coerente con una gestione scaglionata delle specifiche limitata alla sola fase di sviluppo pre-stagionale.

Il caso Antonelli: un indizio tecnico?
Nel venerdì mattina della seconda settimana di test, la Mercedes ha dovuto fare i conti con un inconveniente tecnico sulla monoposto affidata ad Andrea Kimi Antonelli. Il problema, ufficialmente non dettagliato in modo approfondito, potrebbe essere stato legato proprio all’introduzione della specifica aggiornata, o quanto meno più aggressiva in termini di cavalli, dell’unità propulsiva.
In una fase in cui ogni componente è ancora in piena curva di apprendimento – sia sul piano termodinamico sia su quello elettrico – è fisiologico che l’introduzione di evoluzioni hardware (o anche upgrade software) comporti criticità inattese. L’assenza dell’MGU-H ha imposto una rivisitazione radicale della gestione energetica e delle strategie di recupero e deploy, con un impatto diretto sulle temperature, sulle vibrazioni e sull’interazione con il sistema di raffreddamento. Nonché sulle partenze, come abbiamo spiegato in questo focus: leggi per approfondire.
Se l’inconveniente di venerdì fosse effettivamente riconducibile alla nuova specifica, si tratterebbe di un passaggio quasi obbligato in un percorso di validazione che, per definizione, trova nei test invernali il proprio banco prova più severo. Meglio affrontare eventuali fragilità a febbraio che ritrovarsele in regime di Parco Chiuso.
Programma conservativo o depotenziamento strategico?
Al netto dell’episodio tecnico, la Mercedes non ha mai dato l’impressione di cercare la prestazione assoluta sul giro secco. Il programma visto in Bahrain ha ricordato da vicino quello adottato negli anni del dominio turbo-ibrido: long run sistematici, utilizzo prevalente di mescole medio-dure, carichi di carburante verosimilmente elevati e nessuna ricerca ossessiva del tempo con serbatoi scarichi e mappature spinte. Per dare la cifra della cosa, mentre Charles Leclerc spingeva per cercare i tempi nell’ultima ora di lavoro, George Russell si lanciava in uno stint con gomma hard di 16 giri.
Un approccio metodico, orientato alla raccolta dati più che all’esibizione cronometrica. La Stella a Tre Punte ha lavorato su sequenze lunghe, simulazioni di gara e comparazioni tra assetti, lasciando in secondo piano il cosiddetto “glory run”. È una strategia coerente con chi ritiene di avere una base tecnica solida e preferisce comprendere fino in fondo correlazioni aerodinamiche e comportamento della power unit in condizioni realistiche.

Dall’ambiente Mercedes filtra inoltre la convinzione di non aver ancora mostrato il vero potenziale del pacchetto. Le mappature più aggressive e le configurazioni di qualifica potrebbero essere state deliberatamente accantonate. Solo a Melbourne, quando il cronometro assegnerà punti e le condizioni di Parco Chiuso imporranno scelte definitive, sarà possibile valutare il livello reale della W17.
Equità regolamentare e gestione politica
L’obbligo di fornire la stessa specifica a team ufficiale e clienti rappresenta uno dei cardini del quadro normativo. La FIA ha voluto evitare qualsiasi ambiguità interpretativa che in passato aveva alimentato sospetti su eventuali differenze di performance tra factory team e squadre satellite.
Dal primo weekend iridato, dunque, Alpine, Williams e McLaren disporranno della medesima architettura motoristica, degli stessi aggiornamenti e delle stesse mappature consentite dal regolamento. Questo significa che eventuali gap prestazionali andranno ricercati esclusivamente nell’integrazione telaistica, nell’efficienza aerodinamica e nella qualità del lavoro di pista.
La scelta di utilizzare una specifica più recente solo sulla monoposto ufficiale durante i test può essere letta come una normale prassi di sviluppo: la casa madre accelera la validazione interna prima di estendere l’aggiornamento ai clienti. Ma una volta iniziato il campionato, la parità tecnica sarà un vincolo stringente.

Melbourne come primo vero benchmark
Il circuito dell’Albert Park rappresenterà il primo banco di prova attendibile. In Bahrain le condizioni ambientali, la natura del tracciato fortemente rear limited e i programmi di lavoro eterogenei rendono complessa qualsiasi comparazione diretta. A Melbourne, con carichi di carburante noti solo in parte ma con configurazioni più vicine a quelle definitive, emergeranno gerarchie più chiare.
Se la Mercedes avesse effettivamente introdotto un motore evolute già nei test, potrebbe presentarsi in Australia (il programma completo) con un margine di comprensione superiore rispetto ai clienti, pur condividendo la stessa specifica. Il vantaggio non sarebbe nell’hardware, ma nel chilometraggio accumulato e nella qualità dei dati raccolti.
Resta da capire se l’approccio prudente visto in Bahrain nasconda un potenziale significativo o se la concorrenza abbia già colmato parte del divario che in passato separava la Stella a tre punte dal resto del gruppo. I test hanno restituito l’immagine di una squadra concentrata, metodica, quasi refrattaria al gioco delle apparenze. Come spesso accade in Formula 1, il cronometro invernale racconta solo una parte della storia. Il resto emergerà quando conterà davvero. E a Melbourne, con specifiche finalmente allineate tra team ufficiale e clienti, ogni alibi cadrà: sarà il momento di misurare il reale valore della nuova era Mercedes.