Red Bull Verstappen
Max Verstappen, pilota Red Bull

È vero. I risultati ottenuti dalla Red Bull nelle prime tre gare stagionali non confermano la tesi di Max Verstappen secondo cui la RB22 avrebbe ancora un enorme potenziale nascosto.  L'avvio di stagione dell'olandese è stato segnato da numerose difficoltà e critiche piuttosto dure nei confronti delle nuove monoposto, che a suo dire stanno snaturando la natura della stessa F1. 

La vettura non si è dimostrata nemmeno all'altezza delle precedenti creazioni di Milton Keynes, lasciando emergere limiti evidenti soprattutto nella gestione e nella prevedibilità del comportamento in pista.  E il bilancio appare impietoso: appena 12 punti conquistati dopo tre gare, accompagnati da battaglie nelle retrovie che hanno impedito a Verstappen di inserirsi nella lotta tra Mercedes, Ferrari e McLaren.

Emblematico, in questo senso, quanto accaduto al Gran Premio del Giappone, dove il pilota olandese ha trascorso l'intera gara alle spalle dell'Alpine di Pierre Gasly, senza mai riuscire a costruire un'opportunità concreta di sorpasso. Nonostante tutto, il quattro volte campione del mondo continua a ribadire la propria fiducia: “Stiamo lavorando duramente perché penso che ci sia tanto potenziale nella macchina. Dobbiamo solamente capire perché alcune cose non sono andate per il verso giusto”.

Red Bull nel 2026: risultati in calo e un futuro tutto da decifrare
Red Bull, GP Australia 2026

Red Bull: il motore come punto fermo

Se da un lato la Red Bull ha mostrato evidenti difficoltà, in particolare sotto il profilo della guidabilità, dall'altro può contare su un elemento che rappresenta una base solida per la ripartenza: la power unit.

Il lavoro portato avanti da Red Bull Powertrains si è rivelato infatti uno dei pochi aspetti pienamente convincenti di questo avvio di stagione. Alla vigilia del 2026, molti osservatori avevano espresso dubbi sulle capacità della squadra austriaca di gestire internamente un progetto così complesso, ipotizzando possibili lacune rispetto ai costruttori più esperti. Questo importante traguardo ha avuto una conseguenza concreta, ovvero l'esclusione della Red Bull dal programma ADUO, pensato per supportare i motoristi in difficoltà.

F1 Red Bull
La sede della Red Bull a Milton Keynes

Così gli ingegneri di Milton Keynes possono ora concentrare tutte le risorse sulle criticità della monoposto, lavorando per colmare il gap nelle aree che stanno limitando le prestazioni complessive. “Dobbiamo solo continuare a lavorare, continuare a cercare di migliorare le performance della macchina, gara dopo gara. Forse la pausa potrà aiutarci ad arrivare più pronti a Miami”, ha dichiarato Verstappen, lasciando intendere come il lavoro sia tutt'altro che concluso.

Una rincorsa complessa ma ancora possibile

La situazione attuale impone a Red Bull una riflessione profonda, quasi identitaria. Dopo anni di dominio tecnico e sportivo, il team si trova ora a inseguire, costretto a confrontarsi con delle nuove sfide. La presenza di una power unit già competitiva rappresenta certamente un punto di partenza fondamentale, attorno al quale costruire il processo di risalita. 

Molto dipenderà dalla capacità del team di individuare rapidamente le soluzioni tecniche più efficaci, traducendo il potenziale evocato da Verstappen in prestazione concreta. La pausa rappresenta quindi un'occasione preziosa per riorganizzare idee e sviluppo, ma sarà la pista, come sempre, a emettere il verdetto definitivo. Red Bull ha ancora il tempo e le competenze per invertire la rotta, ma la finestra per farlo si sta progressivamente restringendo.

Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui