Red Bull Muretto Box
Il muretto box della Red Bull

La sensazione è che in casa Red Bull Racing il processo di ristrutturazione non conosca tregua. A ogni settimana che passa, il quadro dirigenziale e tecnico del team di Milton Keynes si ridisegna, alimentando interrogativi che non riguardano soltanto l’oggi, ma soprattutto il medio periodo e l’intero ciclo regolamentare 2026-2030.

Dopo la rimozione di Christian Horner dal ruolo di team principal, con la promozione di Laurent Mekies al vertice operativo, e dopo l’uscita di scena di Helmut Marko, giunto all’età della pensione, il gruppo austriaco aveva già perso una figura fondativa come Adrian Newey. Oggi, all’elenco nel quale possiamo includere anche Jonathan Wheatley, si aggiunge un’altra pedina tecnica di primo piano: Craig Skinner.

Craig Skinner
L'ex Chief Designer della Red Bull, Craig Skinner

Red Bull: emorragia senza fine

La conferma dell’addio del Chief Designer, dopo vent’anni di militanza, apre un ulteriore fronte di riflessione. Skinner era entrato nel team nel 2006, con un background maturato in Jordan Grand Prix e Williams, e aveva scalato progressivamente le gerarchie interne: dall’area CFD alla responsabilità dell’aerodinamica, fino alla nomina a capo progettista nel 2022. È stato uno degli architetti della RB19 del 2023, la monoposto più vincente nella storia della Formula 1.

Le motivazioni della separazione non sono state rese note. Le informazioni disponibili parlano di una decisione autonoma del tecnico britannico, non collegata ad altre presunte uscite, come spiega RN369 che lanciato la notizia. Resta però il dato politico e tecnico: Red Bull perde un progettista che affiancava Pierre Waché nella definizione del concept aerodinamico e telaistico, cioè nel cuore della vettura. In una fase di transizione regolamentare, la continuità concettuale è un asset. E oggi, a Milton Keynes, questa continuità appare meno solida di quanto non fosse solo dodici mesi fa.

Pierre Waché e Christian Horner - Oracle Red Bull Racing

Red Bull: il riassetto perpetuo avrà ripercussioni?

Il tema non è esclusivamente organizzativo. È strutturale. Il 2026 inaugura un’era tecnica radicalmente diversa, con una nuova architettura del propulsore e una riprogettazione profonda dei telai. Red Bull affronterà questa svolta con una struttura interna che sta ancora ridefinendo i propri equilibri e con un programma motori inedito: le power unit sviluppate da Red Bull Powertrains in collaborazione con Ford.

La variabile motoristica è forse la più delicata. Potenza effettiva, curva di erogazione, gestione dell’ibrido e affidabilità sono parametri che oggi non possono essere valutati dall’esterno con precisione. Il banco prova ha detto molto, i test anche, ma saranno le prime gare del 2026 a restituire un quadro reale della competitività del progetto. In un contesto regolamentare che attribuirà un peso ancora maggiore alla componente elettrica e all’efficienza complessiva del sistema, eventuali ritardi nello sviluppo potrebbero incidere non solo su una stagione, ma su un intero ciclo tecnico.

Il logo della Ford al fianco di quello della Red Bull Powertrains

In questo scenario si inserisce la posizione di Max Verstappen. Il quattro volte campione del mondo ha costruito il proprio dominio su una combinazione di talento individuale e superiorità tecnica del pacchetto. Ma la stabilità è sempre stata un elemento chiave dell’ecosistema Red Bull: una filiera decisionale chiara, una leadership forte, una direzione tecnica coerente. Oggi quella struttura è in evoluzione. E quando cambiano le figure apicali – dal team principal al consulente storico, fino al progettista capo – cambia inevitabilmente anche la dinamica interna.

Non è detto che il risultato sia negativo. Una ristrutturazione può produrre efficienza, nuove idee, un riequilibrio di responsabilità. Tuttavia, il timing è critico. Avviare un nuovo ciclo regolamentare con un organigramma in perpetua trasformazione comporta rischi fisiologici: tempi di adattamento, ridefinizione dei processi decisionali, redistribuzione delle competenze. In uno sport in cui i margini si misurano in centesimi, anche minimi scostamenti organizzativi possono tradursi in performance divergenti.

Red Bull, in questa fase, è ancora un cantiere aperto. La sostituzione di Skinner non è stata annunciata, né è chiaro quale profilo tecnico verrà incaricato di affiancare Waché nella definizione delle future monoposto e nello sviluppo della RB22. Parallelamente, la divisione Powertrains deve dimostrare sul campo la solidità di un progetto nato per garantire autonomia tecnica e controllo diretto del prodotto.

Il pilota della Red Bull Max Verstappen

Il punto non è soltanto la stagione 2026. È l’intero orizzonte 2026-2030. Se la nuova architettura tecnica dovesse partire con un deficit, recuperare terreno in un quadro regolamentare congelato diventerebbe complesso. Ecco perché le prime gare del nuovo ciclo assumeranno un valore diagnostico: diranno a che punto è realmente il motore Red Bull-Ford, quanto è efficace l’integrazione telaio-motore e quanto la riorganizzazione interna abbia inciso – in positivo o in negativo – sull’esecuzione tecnica.

Per Verstappen, abituato a lottare per il vertice, il contesto sarà determinante. Il talento resta una costante. Ma in Formula 1, senza una piattaforma tecnica all’altezza e senza una struttura coesa, anche il pilota più completo può trovarsi a inseguire. Milton Keynes ha dimostrato in passato di saper reagire alle transizioni. Questa, tuttavia, è la più ampia e stratificata dell’era recente. La sensazione è che la vera partita si stia giocando oggi, nei corridoi tecnici e nelle sale riunioni, ben prima che i semafori si spengano in pista.


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