La visuale dall'alto di uno spotter
Immagine emblematica della visuale di uno spotter

A velocità superiori ai 360 km/h, la dinamica di guida su un ovale della IndyCar Series ridefinisce completamente il concetto di percezione visiva all'interno del cockpit. I piloti infatti, quando sono impegnati sui catini americani, hanno una visibilità limitata verso l’esterno. 

Se il pilota distogliesse l'attenzione per guardare gli specchietti retrovisori, potrebbe verificarsi un disastro, poiché guidare un'auto a velocità così elevate richiede una concentrazione assoluta.

L’importanza degli spotter sugli ovali

È in questo contesto che diventa fondamentale la figura dello spotter. Si tratta di un membro di ogni team che si posiziona sulle tribune a bordo pista durante una gara e aiuta il pilota a essere consapevole delle altre vetture intorno a lui. Solitamente si posiziona in un punto rialzato per informare i piloti di eventuali incidenti lungo la pista e della vicinanza di altre vetture. 

Immagine di Franchitti e il suo spotter
Dario Franchitti (a destra) e il suo spotter nella Indy 500 del 2007

Sugli ovali più corti normalmente viene impiegato un solo spotter, mentre diversa è la situazione durante la 500 Miglia di Indianapolis. Per via della lunghezza del catino più veloce al mondo (2,5 miglia, circa 4 chilometri) si rende necessaria la presenza di due spotter in punti diversi della pista per garantire una copertura priva di angoli morti.

Le comunicazioni via radio: priorità assoluta agli spotter

Ma la sicurezza non è l’unico tema che entra in gioco. Nelle gare sugli ovali, l'interferenza tra muretto e spotter è un problema critico perché l'ingegnere di pista tende a parlare molto per aggiornare sui distacchi o sul consumo di carburante. 

In regime di bandiera verde, la frequenza dello spotter gode di una priorità assoluta e automatica rispetto al muretto box: qualora l'ingegnere di pista o lo stratega tentassero di trasmettere dati sui consumi o sulla finestra dei pit stop mentre lo spotter sta descrivendo la posizione di un rivale, la voce di quest'ultimo taglia o sovrasta la loro comunicazione. 

Le traiettorie da seguire in pista

Infine, da un punto di vista più tecnico, lo spotter è fondamentale anche per il disegno delle traiettorie da seguire. Poiché la traiettoria ideale su un ovale varia continuamente in base al degrado degli pneumatici, al mutamento delle temperature dell'asfalto e all'intensità del vento, il pilota all'interno del cockpit non possiede i riferimenti visivi per valutare l'efficacia delle linee alternative. 

È qui che interviene lo spotter: in tempo reale guida il pilota, indirizzandolo tra la high line (la linea più alta, vicino al muretto esterno, che permette di mantenere una velocità di uscita maggiore) o la low line (la linea più bassa e interna, che accorcia la distanza ma richiede di frenare o parzializzare di più il gas). 

Questa figura è indicativa quindi della complessità delle gare su ovale, in cui la velocità estrema non consente al pilota di togliere lo sguardo neanche per un secondo, e in cui ogni decisione deve essere presa in modo coordinato tra chi guida e chi osserva dall’alto. Il risultato finale non dipende soltanto dalla velocità pura, ma dal connubio perfetto tra queste due parti. 

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