F1 2026, Mercedes - Ferrari: sarà l'anno del sorpasso?
Sono solo 11 le vittorie che dividono i due colossi. Con quattro team motorizzati dalla Stella a Tre Punte (di cui due top) già nel 2026 si potrebbe verificare il clamoroso sorpasso nell’albo d’oro
Mercedes è ormai a un passo dal raggiungere la Ferrari nel computo complessivo delle vittorie in Formula 1. Un dato che, letto superficialmente, potrebbe apparire come il semplice riflesso di un ciclo tecnico particolarmente favorevole alla casa di Stoccarda. In realtà, se collocato in una prospettiva storica, racconta molto di più. Narra di una fragilità strutturale e ciclica di Maranello, incapace da decenni di imporsi con continuità in linea con il proprio nome, il proprio blasone e la propria centralità simbolica nella massima serie.
Ferrari è presente in Formula 1 sin dalla prima stagione del Mondiale, nel 1950. Nessun altro costruttore può vantare una permanenza paragonabile, né una longevità così intimamente intrecciata con la storia stessa della categoria. Mercedes, al contrario, ha una presenza frammentata e decisamente più breve: una prima parentesi negli anni Cinquanta, poi il ruolo di motorista vincente con McLaren tra anni Novanta e Duemila, infine il ritorno ufficiale come team e costruttore nel 2010, dopo l’acquisizione della Brawn GP.
Un progetto che ha raggiunto la piena maturità solo con l’avvento del ciclo ibrido inaugurato nel 2014. Eppure, in un arco temporale nettamente inferiore, Mercedes è riuscita ad accumulare un numero di successi tale da avvicinarsi pericolosamente al primato Ferrari.

Mercedes - Ferrari: un differenza temporale che non si sente
Questo scarto temporale è il vero nodo della questione. Ferrari ha avuto oltre settant’anni per costruire e consolidare un dominio che avrebbe dovuto risultare strutturalmente irraggiungibile. Mercedes, invece, ha saputo capitalizzare una finestra regolamentare ben definita, trasformandola in una macchina da vittorie sistematica, efficiente e difficilmente scalfibile. Il confronto, quindi, non è solo numerico ma profondamente qualitativo.
La differenza principale risiede nella stabilità. Mercedes, durante il proprio ciclo vincente, si è dimostrata un’entità compatta e coerente, capace di pianificare sul lungo periodo e di proteggere il proprio vantaggio tecnico senza disperderlo. Ferrari, al contrario, ha attraversato una sequenza di fasi alterne, con picchi di eccellenza seguiti da lunghi periodi di regressione o stagnazione. Dopo l’era Schumacher–Todt–Brawn, Maranello non è mai riuscita a ricostruire una catena decisionale altrettanto ferrea, impermeabile alle pressioni esterne e stabile nel tempo.
Il risultato è una Ferrari ciclicamente vulnerabile: debole nella governance, fragile nella gestione degli errori, soprattutto inefficace nel trasformare il potenziale tecnico in continuità di rendimento. Anche quando le basi progettuali appaiono valide, il sistema tende a sfaldarsi sotto il peso delle aspettative, delle rivoluzioni interne e di una comunicazione spesso più difensiva che orientata alla visione.

Mercedes ha inoltre beneficiato di un ulteriore fattore chiave: la capacità di anticipare e interpretare i regolamenti. Il dominio nel ciclo ibrido non è stato un accidente, ma il frutto di una preparazione avviata con largo anticipo, culminata in una power unit capace di generare un vantaggio strutturale difficilmente colmabile. Ferrari, pur disponendo di risorse e know-how comparabili, non è mai riuscita a costruire un margine analogo né a difenderlo nel tempo quando si è affacciata a fasi di competitività.
A questo si aggiunge il tema dei team clienti. I propulsori Mercedes hanno equipaggiato vetture capaci di vincere gare e lottare stabilmente nelle posizioni di vertice, come dimostrato dal contributo fornito a McLaren. I clienti Ferrari, nell’era turbo-ibrida, si sono invece rivelati largamente marginali, senza incidere in modo significativo sul bottino complessivo di vittorie. Anche questo aspetto ha inciso in maniera sostanziale.
Il fatto che oggi Mercedes sia prossima a raggiungere Ferrari nel numero di successi, pur con una permanenza decisamente inferiore nella massima serie, non rappresenta quindi una semplice celebrazione dell’efficienza tedesca. È piuttosto una diagnosi severa dello stato di Maranello. Dimostra che la storia, da sola, non protegge. Che il blasone non è sufficiente. E che in Formula 1 la continuità vale più della tradizione.
Se il sorpasso dovesse concretizzarsi, non sarebbe un evento improvviso, ma la conseguenza logica di anni in cui Ferrari ha smesso, troppo spesso, di comportarsi come la Ferrari che la Formula 1 si aspetta.

Vittorie in Formula 1 per motorista
Posizione |
Motore |
Vittorie |
% GP vinti |
1 |
Ferrari |
249 |
22.15 |
2 |
Mercedes |
238 |
38.95 |
3 |
Ford Cosworth |
176 |
34.11 |
4 |
Renault |
169 |
21.92 |
5 |
Honda |
89 |
18.50 |
6 |
Climax |
40 |
41.67 |
7 |
Honda RBPT |
38 |
54.29 |
8 |
TAG Porsche |
25 |
36.76 |
9 |
BMW |
20 |
7.41 |
10 |
BRM |
18 |
9.52 |
11 |
RBPT |
17 |
77.27 |
12 |
Alfa Romeo |
12 |
5.61 |
13 |
Offenhauser |
11 |
91.67 |
14 |
Maserati |
11 |
10.19 |
15 |
Vanwall |
9 |
32.14 |
16 |
TAG Heuer |
9 |
14.52 |
17 |
Repco |
8 |
24.24 |
18 |
Mugen Honda |
4 |
2.72 |
19 |
Matra |
3 |
2.40 |
20 |
Porsche |
1 |
2.86 |
21 |
Weslake |
1 |
5.56 |
22 |
BWT Mercedes |
1 |
2.63 |
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