F1, Lando Norris: la velocità non basterà più in partenza
Il 2026 non è solo una sfida ingegneristica, ma un test estremo di adattabilità per i piloti. Lando Norris, fresco del numero 1 sulla scocca, avverte sulla gestione complessa di turbo e batteria: un equilibrio precario da amministrare

La stagione 2026 di Formula 1 entra sempre più nel vivo. A breve ci sarà la seconda sessione di test a porte chiuse in Bahrain e sono poche le scuderie che ancora devono svelare le loro livree: Cadillac, McLaren e per concludere, Aston Martin.
Finora al centro dell’attenzione ci sono stati i nuovi regolamenti. Infatti, si è posta molta attenzione sulle nuove vetture, sulle dimensioni, le componenti meccaniche, aerodinamiche e chi più ne ha più ne metta. Si è parlato molto anche di come queste ultime, impongono un cambiamento non indifferente per il pilota.
Ed infatti, la figura del driver diventa sempre più centrale nella guida di tali monoposto, che è forse proprio lo scopo perseguito dalla Formula 1. Si cerca più dinamicità in pista, che porti a gare più variabili, dove non emerga solo la forza della vettura, ma anche la bravura del pilota.
Il paradosso di Norris: più potenza, meno controllo in partenza
Una prima analisi proprio sul ruolo del pilota, viene fatta da Lando Norris, che va a toccare un aspetto non marginale in una gara di F1: la partenza. Come riporta RN365, il campione del mondo parla di partenze più difficili quest’anno, complice anche le modifiche effettuate alla parte motoristica.
“C’è anche il turbo”, racconta. “Prima si usava la batteria per bilanciare perfettamente il turbo, e poi si aveva una gestione molto fluida usando sia la batteria sia il motore a combustione. Ora è molto più complicato”. E la spiegazione non tarda ad arrivare.
“Non appena inizi a usare la batteria per aiutare in qualsiasi situazione", dice il nuovo #1, “stai togliendo molta energia che poi ti servirà per il resto del giro. Potrei magari fare una partenza migliore, ma potresti ritrovarti senza batteria già alla Curva 1, in circuiti come il Messico, per esempio”.
Ovviamente, Norris parla della race start, ma è uno scenario che va applicato a tutta la durata della gara, soprattutto nei sorpassi e nei duelli ruota-ruota. Con lo scorrere della stagione si prenderà confidenza con le nuove monoposto, ma all’inizio - forse - potremmo assistere a situazioni inedite per la Formula 1 attuale. Il pilota dovrà prestare attenzione a molti più elementi rispetto agli anni scorsi e la strategia di guida, assume ancora più importanza.
Le parole del driver papaya continuano, indicando come la gestione della batteria diventi una grande incognita. “Ci saranno alcune complicazioni, ma al momento è più complicato soprattutto per portare il turbo nel punto perfetto e perché non hai la quantità ideale di batteria per colmare i “buchi” difficili”. E conclude: “Vedrete parecchie partenze in Bahrain”.

L'adattabilità come chiave: Norris riuscirà a domare il 2026?
Lando Norris parla di partenza, il momento iniziale della gara. Breve ma intenso. Adrenalitico. Una piccola parte, ma che impone già un cambiamento al pilota, una modifica nel modo di effettuarla. Uno studio - se così possiamo definirlo - per non perdere quei decimi preziosi una volta scattato il semaforo verde.
E nel leggere le parole di Lando Norris, emerge un aspetto fondamentale, che con i nuovi regolamenti assume più centralità. Ossia quello dell’adattabilità. Quest’anno più che mai, puoi guidare la macchina più veloce della griglia, ma a niente servirà se non si saprà imporre alla vettura il proprio stile.
Restando nel caso specifico di Norris, la stagione 2026 rappresenta un bel banco di prova. Un concetto estendibile a tutti, ma in tal caso, possiamo porre l’attenzione sui suoi punti deboli delle stagioni precedenti. Per Lando la partenza è sempre stato un aspetto cruciale.
Forse non tanto nel 2025, ma se ripercorriamo gli anni addietro, è un qualcosa che ha toppato più volte. E non andando troppo lontano, anche nei duelli in pista si è lasciato diverse volte intimidire, specie quando era alle prese sia con Oscar Piastri che con Max Verstappen.
Ma c’è anche da ammettere che, l’anno scorso, gara dopo gara, ha affinato tali aspetti. Ed il 2026 rappresenta un banco di prova proprio in merito a quanto detto, a maggior ragione, con ciò che impongono le nuove monoposto. Sarà un anno in cui lo scopo sarà affinare ancor più quegli aspetti sportivi e mentali maturati.
E - come accade in periodi come questi - non possono mancare le domande: sarà un Norris che dominerà la vettura? Sarà un Norris ancora in lizza per il campionato del mondo, riuscendo a fare la differenza nei confronti del team mate - probabilmente agguerrito - e del resto della griglia? Ma purtroppo, solo il tempo e la pista, potranno offrire risposte.
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