Max Verstappen
Mario Andretti e Max Verstappen

Max Verstappen, dopo un ritiro a Shanghai, ha espresso forte frustrazione verso le nuove regole, definendole una presa in giro e paragonandole a un videogioco di corse infantile. Ha sottolineato che il problema non è la complessità in sé, ma il modo in cui questa interferisce con il vero spirito delle corse: i sorpassi diventano una gestione prestabilita dell’energia invece di azioni spontanee e decise. Ha descritto l’esperienza come priva di piacere, con piloti che accelerano al massimo per poi rimanere senza batteria sul rettilineo successivo, permettendo agli altri di superarli di nuovo. 

Verstappen ha aggiunto che solo le squadre vincenti trovano queste regole positive e ha insistito che chi apprezza questo stile non comprende davvero cosa sia l’automobilismo da competizione, dichiarando: “È terribile, se a qualcuno piace questo, allora davvero non sa di cosa si tratta il motorsport”, “Non è divertente per niente. È come giocare a un videogioco per bambini. Questo non è racing” e “Non mi piace guidare così, voglio spingere a fondo tutto il tempo, ma ora non si può fare”.

Max Verstappen
Verstappen che si allontana dalla sua Red Bull RB22, a Shanghai

La replica di Mario Andretti 

Mario Andretti, campione del mondo e leggenda della Formula 1 e membro del consiglio della Cadillac, ha ribattuto suggerendo che la frustrazione di Verstappen derivi principalmente dal fatto che non è più abituato a dominare come in passato. Ha dichiarato: “È abituato a stare davanti, e ad avere le cose che vanno più o meno a modo suo”, evidenziando come il pilota della Red Bull non stia provando “tanto divertimento quanto vorrebbe in questo momento”. Andretti ha sottolineato che i piloti devono adattarsi alle circostanze che si presentano, affermando che spetta a ognuno “gestire le carte che gli sono state date” e sfruttarle al meglio, aggiungendo: “Deve semplicemente affrontare la situazione e trarne il massimo”. 

Nella sua visione, la sfida odierna sposta il confronto dall’avversario in pista a un diagramma di flusso visualizzato sul volante, dove il limite è dettato dagli ingegneri del software piuttosto che dal puro istinto di guida. Ha inoltre commentato: “La Formula 1 è sempre stata così: si prende ciò che c’è e si fa il possibile per vincere con quello”.

Max Verstappen
Mario Andretti con il team principal della Cadillac Graeme Lowdon

La mentalità del campione contro l’evoluzione tecnica 

Andretti ha difeso l’idea che la Formula 1 richieda sempre di estrarre il massimo dalle risorse disponibili, anche quando queste cambiano radicalmente. Ha riconosciuto che oggi l’avversario effettivo è l’algoritmo della squadra, eseguito con un ritardo minimo dal pilota, ma ha insistito sulla necessità di accettare e sfruttare queste dinamiche invece di lamentarsene, precisando: “I piloti vincenti sono quelli che si adattano meglio, non quelli che si lamentano delle regole”. 

Come rappresentante di un nuovo entrante come Cadillac F1, ha implicitamente invitato le squadre tradizionali a smettere di criticare e a risolvere i problemi, altrimenti i nuovi team ne approfitteranno, affermando: “Per noi è un’opportunità: partiamo da zero con le nuove regole, e questo livella il campo per tutti”.

Max Verstappen
Andretti alla guida della Lotus 79, la vettura con cui vinse il Campionato Mondiale di F1 nel 1978

Implicazioni sulle regole 2026 e sul futuro 

Le regolamentazioni 2026 introducono elementi come una gestione frenetica dell’energia e il cosiddetto “super clipping”, trasformando il ruolo del pilota in una continua negoziazione con algoritmi e schermi piuttosto che con l’avversario umano. Questo cambiamento ha creato divisioni profonde, con Verstappen come voce principale di dissenso. 

Andretti vede in ciò una prova per l’intero sport: la FIA e la Formula 1 hanno presentato il 2026 come una nuova era per le corse, ma ora devono affrontare il giudizio negativo del loro pilota di punta. Ha concluso: “Alla fine, spetta ai piloti dimostrare di essere i migliori indipendentemente dalle carte in mano”. 

Fino a quando non si riuscirà a conciliare questo distacco tra istinto umano e controllo digitale, il malcontento continuerà a crescere, con potenziali rischi per la stabilità delle squadre esistenti a causa degli elevati costi delle power unit e del limite di spesa. La prossima gara a Suzuka, circuito che premia la guida pura, rappresenterà un importante banco di prova per verificare queste dinamiche.


Crediti foto: IMAGO, Getty Images

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