F1 - Stefano Domenicali: il cantastorie di Liberty Media
Considerazioni sulle interviste rilasciate dal Presidente e CEO della massima categoria del motorsport.

Come un cantastorie che si presenta sul tatami con un lieve inchino, Stefano Domenicali entra in scena nelle sue recenti interviste con lo stesso garbo misurato. In queste settimane, tra le dichiarazioni rilasciate a ai media durante la pausa del calendario, il Presidente e CEO della F1 – nominato e sostenuto da Liberty Media – si pone come colui che osserva il caos con serenità. Non urla, non si altera: racconta una storia di calma e progresso, dove ogni critica è soltanto un dettaglio in un quadro più grande e luminoso disegnato dagli azionisti americani.

La premessa che invita alla calma
Domenicali apre il suo racconto con una premessa rassicurante, quasi ipnotica, simile a quel makura leggero del rakugo che prepara l’ascoltatore senza fretta. “Non capisco tutto questo panico”, dice con tono pacato. I piloti come Max Verstappen e Lewis Hamilton avrebbero parlato troppo presto delle nuove regole.
Le conversazioni con loro sono state “molto aperte”, e lui ascolta tutti con cura. Il messaggio è chiaro: restiamo sereni, perché il sistema dialoga, la FIA e i team stanno già lavorando a possibili aggiustamenti, e Liberty Media veglia affinché la narrazione resti positiva e il business continui a crescere indisturbato. Il pubblico viene cullato da questa storia in cui ogni problema tecnico – dalla gestione dell’energia alle complicazioni delle power unit – è solo una fase transitoria di un “nuovo viaggio” redditizio.

Il colpo di scena che promette meraviglie
Il momento centrale delle sue interviste arriva quando Domenicali consegna il suo ochi ottimista: il 2026 sarà un “anno incredibile”, con “incredibile racing”, tanta azione e sorpassi che rimarranno tali, indipendentemente dalla complessità. I migliori piloti saranno comunque i più veloci, l’evoluzione della guida premierà il talento puro, e le critiche premature non devono oscurare un mondo “incredibile” che fa crescere tutti.
Promette nuovi costruttori attratti dal regolamento, un interesse del pubblico ai massimi storici e una F1 più sostenibile e attraente. Dietro queste promesse si intravede chiaramente l’obiettivo di Liberty Media: trasformare lo sport in un prodotto globale, vendibile, inclusivo e soprattutto redditizio per gli azionisti, anche a costo di piegare la tecnica alle esigenze di marketing e di spettacolo televisivo.

Il ruolo del mediatore impeccabile
Domenicali interpreta con cura la parte del leader equilibrato: incontra i piloti, dialoga con la FIA, sottolinea di “ascoltare sempre” e di credere nella capacità collettiva di correggere il tiro. Il suo linguaggio è quello del manager pragmatico, che minimizza le polemiche e trasforma ogni dubbio in opportunità di “imparare”.
Dietro questa facciata di apertura si intravede però la difesa ferma delle scelte già compiute sotto l’ombrello di Liberty Media: è “sbagliato” parlare male di uno sport che permette a tutti di crescere, e le preoccupazioni eccessive rischiano solo di danneggiare l’immagine di un mondo straordinario che deve continuare a generare valore per gli investitori americani.

Il silenzio dopo il racconto
Quando Stefano Domenicali conclude le sue interviste, resta nell’aria un senso di chiusura elegante ma prematura. Ha garantito che gli aggiustamenti arriveranno se necessari, che le discussioni sono in corso e che la direzione è quella giusta. Il narratore ha parlato con maestria manageriale, ha dipinto un quadro di ottimismo controllato e ha invitato tutti alla calma.
Eppure, il paddock continua a discutere di regolamenti complessi, di qualifiche problematiche e di un’evoluzione tecnica che fatica a convincere chi corre e chi guarda. Alla fine, il suo rakugo moderno lascia un retrogusto familiare: una storia ben confezionata, rassicurante e positiva, orchestrata per proteggere gli interessi di Liberty Media. Il cantastorie si inchina, il pubblico applaude per educazione, ma la vera performance deve ancora svolgersi in pista, dove le promesse di crescita e spettacolo dovranno confrontarsi con la realtà cruda dell’asfalto.
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