McLaren Zak Brown Horner F1
Zak Brown e Christian Horner

Zak Brown, CEO di McLaren Racing, ha condiviso il suo punto di vista sulle attuali discussioni in F1, in particolare sul possibile ritorno di Christian Horner e sulla questione dei team collegati.

Il dirigente californiano ritiene che il rientro di Horner in Formula 1 sarebbe un elemento positivo per lo sport. Nonostante in passato i due si siano spesso scontrati come leader dei rispettivi team, Brown riconosce il valore di Horner come figura carismatica e competente.

Secondo Brown, “Horner è stata una grande personalità per lo sport. Lo sport ha sempre bisogno di grandi personalità. Vanno e vengono. Penso che sarebbe fantastico riaverlo in F1. È un grande manager. Il suo curriculum parla da solo”.

Brown si dice convinto che, data la passione di Horner per la Formula 1 e la sua età, sarebbe sorpreso se non tornasse presto, sia con Alpine sia con un altro team. Ha aggiunto: “Sono sicuro che, data la sua passione per lo sport e la sua età, sarei scioccato se non tornasse in Formula 1, che sia con Alpine o con qualcun altro”.

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Zak Brown

La contrarietà ai team A-B

Sulla questione della multi-proprietà dei team, la posizione di Brown rimane ferma e non è cambiata nel corso degli anni. Si tratta ormai della sua nona stagione in Formula 1 e continua a sostenere che le strutture di squadre collegate vadano eliminate il più rapidamente possibile

Zak Brown ha dichiarato: “La mia posizione non è cambiata affatto. Penso di essere stato coerente. Questa è ormai la mia nona stagione. Penso che i team A-B vadano eliminati il più possibile e il più velocemente possibile”.

Ha sottolineato che questi legami portano un alto rischio di compromettere l’integrità e la correttezza sportiva. Secondo lui, i tifosi potrebbero perdere interesse se non percepissero 11 team completamente indipendenti in pista. “Penso che comporti un reale alto rischio di compromettere l’integrità della correttezza sportiva. Ciò che allontanerebbe i tifosi più velocemente di qualsiasi altra cosa è se non sentissero che ci sono 11 team di corse indipendenti”.

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La Red Bull di Hadjar affiancata alla Racing Bulls di Lindblad

Esempi concreti di rischi derivanti dalla multiproprietà

Brown porta diversi esempi pratici di come la multi-proprietà possa creare problemi. Ha citato il caso in cui Daniel Ricciardo ha sottratto il punto per il giro più veloce alla McLaren per aiutare un altro team. Ha ricordato anche le violazioni di proprietà intellettuale riguardanti i brake duct tra Aston Martin e Racing Point, oltre ai frequenti spostamenti di personale tra team collegati senza adeguata compensazione finanziaria, che aggirano i limiti del budget cap.

Ha menzionato inoltre i movimenti di persone tra la Ferrari e la Haas, sottolineando che molta proprietà intellettuale risiede nella testa delle persone. Per rendere più chiaro il concetto, Brown ha fatto un parallelo con il calcio: “Immaginate una partita di Premier League dove due squadre sono di proprietà dello stesso gruppo. Una rischia la retrocessione se perde. L’altra può permettersi di perdere… Ed è questo il rischio che corre la Formula 1”.

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La Haas di Bearman seguita dalla Ferrari di Leclerc

La visione ideale per il futuro

Per Brown, l’unico legame accettabile tra i team dovrebbe limitarsi alla fornitura di power unit. Tutti gli 11 team dovrebbero essere il più indipendenti possibile, perché solo così si preserva l’integrità dello sport e si evita di allontanare i tifosi più velocemente di qualsiasi altra cosa.

Ha concluso: “Penso che la fornitura di power unit sia il limite massimo. Nella mia visione, tutti gli 11 team dovrebbero essere assolutamente il più indipendenti possibile, perché penso che ci sia un alto rischio e abbiamo visto che compromette l’integrità dello sport. E questo allontanerà i tifosi più velocemente di qualsiasi altra cosa”.


Crediti foto: Motorsport Images, Sky Sports, Getty Images

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