F1 - Bahrain e l'Arabia Saudita sono fuori dai giochi?
Sta prendendo sempre più piede l’ipotesi della cancellazione degli eventi nel Golfo Persico. Per ora senza alcuna sostituzione

Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalle successive rappresaglie iraniane con missili e droni su basi militari statunitensi e aree urbane in Bahrain, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, pone una minaccia grave e immediata al calendario della F1 per la stagione 2026.
La stagione 2026 è pianificata con 24 Gran Premi, ma l’escalation del conflitto rischia di ridurre sensibilmente questo totale. Le gare più esposte sono quelle nel Golfo Persico programmate per aprile, in particolare il Gran Premio del Bahrain dal 10 al 12 aprile e quello dell’Arabia Saudita dal 17 al 19 dello stesso mese, a Jeddah.
Entrambe le location hanno già subito impatti diretti dagli attacchi iraniani, con missili che hanno raggiunto la capitale Manama in Bahrain (vicina al circuito di Sakhir e alla base della V Flotta USA) e zone sensibili in Arabia Saudita. Se queste due prove venissero cancellate senza sostituzioni realistiche, il campionato scenderebbe a 22 Gran Premi.

Impatto sui viaggi e sui team
La crisi ha provocato notevoli disagi logistici per i team, con la chiusura degli spazi aerei sopra Dubai, Doha e Abu Dhabi che ha costretto molte scuderie a riorganizzare i percorsi per raggiungere Melbourne per l’apertura stagionale. Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha confermato che alcuni membri del suo staff sono rimasti coinvolti e ha dichiarato:
“Con il test pneumatici pianificato in Bahrain, abbiamo avuto diversi membri del team colpiti che, per fortuna, sono ora riusciti a lasciare il paese in sicurezza”. Ha aggiunto che, data la serietà della situazione, sarebbe controproducente speculare sugli impatti ulteriori nelle prossime settimane, rassicurando che FIA e Formula 1 continueranno a monitorare e a decidere al momento opportuno.

Posizione ufficiale di FIA e Formula 1
Formula 1 e FIA stanno seguendo gli sviluppi in tempo reale, con la sicurezza e il benessere di piloti, team, personale e spettatori come priorità assoluta. Il presidente della FIA Mohammed ben Sulayem ha affermato: “La sicurezza e il benessere guideranno le nostre decisioni mentre valutiamo gli eventi imminenti programmati lì per il Campionato del Mondo Endurance e per il Campionato del Mondo di F1”.
Ha precisato che l’organizzazione è in stretto contatto con club membri, promotori, team e colleghi sul campo, monitorando con attenzione e responsabilità, e ha sottolineato: “La nostra organizzazione è costruita su unità e scopo condiviso, e quell’unità conta ora più che mai”.
Un portavoce della Formula 1 ha aggiunto: “Le nostre prossime tre gare sono in Australia, Cina e Giappone, non in Medio Oriente, quelle gare non si terranno rpima di diverse settimane”. Questo conferma che l’apertura a Melbourne questo fine settimana procede senza minacce dirette, seguita da Cina e Giappone.

Effetti su altri campionati e gare successive
La crisi ha già colpito il WEC, con il rinvio della 1812 km del Qatar. Le gare di Formula 1 successive nel Golfo – Qatar a fine novembre e Abu Dhabi a inizio dicembre – non sono al momento sotto minaccia immediata, ma potrebbero diventarlo in caso di prolungamento del conflitto.
Marc Genè, ambasciatore Ferrari, ha descritto le difficoltà logistiche: “Non è facile. Negli ultimi anni la F1 è iniziata in Bahrain e ora siamo di nuovo in Australia. Saremmo potuto essere bloccati lì. La logistica è molto complicata perché la maggior parte dei voli passa normalmente attraverso quella parte del mondo. Nessun aereo può raggiungere l’Australia senza rifornire carburante da qualche parte”. Ha previsto: “Australia, Cina e Giappone sicuramente si faranno e poi vedremo”.

Possibili soluzioni e danni previsti
In caso di cancellazione, le opzioni includono la semplice eliminazione delle gare senza rimpiazzo, portando a un calendario accorciato, oppure tentativi di sostituzione con circuiti alternativi. Ralf Schumacher ha dichiarato a Sky Deutschland: “Se la situazione si protrae, Bahrain e Arabia Saudita saranno essenzialmente fuori dal tavolo. Allora dobbiamo guardare in Europa. Piste come Portimão o Le Castellet diventano rilevanti. Ma una decisione dovrà arrivare velocemente”.
Tra le località discusse figurano Imola, Portimão in Portogallo, Le Castellet in Francia e in alcuni casi Istanbul, sebbene queste soluzioni presentino enormi complessità logistiche per trasporti, hospitality, accordi con team e sponsor in tempi strettissimi.
Le corse nel Golfo generano introiti importanti per Liberty Media grazie a contratti particolarmente vantaggiosi con i paesi ospitanti; la perdita di più eventi avrebbe ripercussioni sensibili sul piano finanziario, sportivo e di immagine.
La F1 adotta un approccio cauto, evitando decisioni affrettate e attendendo possibili de-escalation o cessate il fuoco, pur preparando piani di contingenza per garantire al massimo la sicurezza di tutti i coinvolti. La situazione resta altamente fluida e incerta.
Crediti foto: Motorsports Guide, Imago, Getty Images, WEC