Ferrari – Perdonaci Kimi, il Cavallino viene prima di tutto
Considerazioni sul popolo italiano e ferrarista che si è unito dopo la prima e straordinaria vittoria di Hamilton in Rosso.

Con la magnifica vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona, l’Italia ha vissuto uno di quei giorni destinati a rimanere nella memoria collettiva. Domenica, 14 giugno 2026, sul Circuit de Barcelona-Catalunya, il pilota britannico ha regalato alla Ferrari la sua prima gioia stagionale con una prestazione da maestro: strategia impeccabile, passo gara irresistibile e una gestione della corsa che ha lasciato gli avversari a distanza siderale. Hamilton ha tagliato il traguardo con quasi 20 secondi di vantaggio, conquistando la sua prima vittoria in Rosso e la n°106 della carriera.
Piazze invase dal rosso, bandiere sventolanti dai balconi, campane che suonano a festa, clacson che hanno riecheggiato fino a tarda sera, in quel di Maranello. l’Italia intera si è riscoperta ferrarista, ma non ha mai smesso di esserlo. Quel Cavallino Rampante che tornava a brillare sotto il sole catalano ha risvegliato un orgoglio sopito, trasformando una domenica sportiva in una festa nazionale.
La storia del tifo italiano in Formula 1 resta scritta in rosso. Campioni di ogni nazionalità hanno conquistato cuori e titoli al volante della Ferrari, mentre il sentimento collettivo ha sempre riservato alla Rossa un affetto speciale, viscerale. La vittoria di Hamilton non è stata solo un successo: è stata la conferma che Maranello rimane il centro emotivo del motorsport italiano. Un pilota leggendario che indossa la tuta rossa e consegna alla Scuderia un trionfo atteso ha il potere di unire il Paese come poche altre cose sanno fare.

Antonelli e il paradosso italiano
Anche nell’ipotesi che un giovane talento italiano come Kimi Antonelli – protagonista di una stagione fin qui eccellente – dovesse conquistare il titolo mondiale, il sentimento profondo degli italiani non muterebbe nella sostanza. L’Italia esulterebbe per il suo figlio, certo, ma lo farebbe sempre con lo sguardo rivolto con maggiore intensità alla Ferrari. La vittoria di un connazionale su un’altra monoposto, come la Mercedes, verrebbe accolta con legittimo orgoglio patriottico, eppure resterebbe in secondo piano rispetto alle imprese della Rossa.
C’è, in questa consapevolezza, una lieve e dolce amarezza: quella di un Paese che ama i propri talenti ma riserva alla Ferrari un amore quasi mistico, come se solo il Cavallino potesse incarnare pienamente il sogno di grandezza motoristica nazionale. Un pilota italiano vincente altrove sarebbe celebrato, ma il cuore degli italiani batterebbe ancora con intensità maggiore per un trionfo in rosso.

Siamo tutti ferraristi
In fondo, questa è la grande, bellissima peculiarità italiana. In un’epoca di identità fragili, il ferrarismo resiste come uno dei pochi legami trasversali e indistruttibili. Dal Nord al Sud, appassionati e occasionali, tutti si riconoscono in quel rosso.
La vittoria di Hamilton a Barcellona lo ha ricordato a tutti con forza: la Ferrari non è soltanto una scuderia, è un simbolo. E quando la Rossa vince, l’Italia intera si sente un po’ più grande. Perché, alla fine, siamo tutti ferraristi. Ieri, oggi e domani. E giorni come quello di Barcellona ce lo rammentano nel modo più glorioso possibile.
Crediti foto: Getty Images, AFP