FIA Mercedes
Toto Wolff e Mohammed Ben Sulayem parlano sulla griglia di partenza del Gp di Monaco

La FIA ha messo fine alla controversia sul rapporto di compressione che da mesi agitava il paddock, ma lo ha fatto senza smentire del tutto se stessa. La modifica al sistema di misurazione - che dal 1° giugno, quindi a partire dal Gran Premio di Monaco, prevedrà controlli sia a freddo sia a caldo, leggi qui - rappresenta un chiarimento operativo, non una bocciatura tecnica di quanto approvato fino a oggi.

Al centro della disputa c’era la power unit Mercedes, accusata da alcuni costruttori rivali di sfruttare una zona grigia regolamentare che avrebbe consentito di raggiungere un rapporto di compressione di 18:1 in condizioni di piena operatività, a fronte del limite regolamentare di 16:1. Poiché le verifiche venivano effettuate a temperatura ambiente, quel valore non risultava rilevabile secondo le modalità di controllo in vigore.

La Federazione, tuttavia, aveva già validato preventivamente il progetto. Ed è questo il punto politico e regolamentare dirimente: intervenire in modo retroattivo avrebbe significato ammettere un errore di interpretazione o di vigilanza. La soluzione adottata - aggiornare il metodo di misurazione senza rimettere in discussione la conformità pregressa - consente alla FIA di chiudere la querelle salvaguardando la propria coerenza istituzionale.

Power Unit Mercedes F1
L'unità motrice turbo-ibrida Mercedes

Mercedes - Il sostegno di Ben Sulayem

A chiarire il quadro è stato direttamente Toto Wolff, team principal della Stella a Tre Punte, che ha rivelato come il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem non abbia mai nutrito dubbi sulla regolarità dell’unità motrice tedesca.

Le dichiarazioni del manager austriaco, pubblicate da Planet F1, sono state nette e meritano di essere riportate integralmente:

"Non sono solo le squadre. Servono i voti dell'organo di governo e di chi custodisce i diritti commerciali. Se decidono di condividere un'opinione e un'agenda, ti infastidiscono. Nel frattempo, avevamo il sostegno di Mohammed Ben Sulayem. È una persona molto interessata ai motori e, dal suo punto di vista, era chiaro cosa dicevano i regolamenti e che le regole venivano applicate correttamente".

Alla domanda se il presidente della FIA possa influenzare la risoluzione di una controversia di tale portata, Wolff ha risposto senza esitazioni: "Beh, sì, certo, è il presidente della FIA. Hai tutto il potere nelle tue mani per partecipare alle decisioni. Alla fine, la decisione spetta a loro".

Toto Wolff, team principal Mercedes

Nessuna cospirazione, ma equilibrio politico

Il passaggio più rappresentativo, tuttavia, riguarda l’inquadramento politico della vicenda. Wolff respinge l’idea di una manovra orchestrata contro Mercedes e richiama in causa anche il ruolo del CEO della Formula 1, Stefano Domenicali.

"Quando c'è una grande maggioranza, i quattro produttori di motori, più Stefano e Mohammed, allora si può dire che... Ok, questa non è più una cospirazione contro un fornitore. Perché penso che Stefano lo vedrà sempre dall'esterno alle squadre, come ho detto, come una strategia o una manipolazione".

Il riferimento è chiaro: quando l’orientamento converge tra costruttori, FIA e detentore dei diritti commerciali, la dinamica esce dalla dimensione conflittuale bilaterale e assume una natura sistemica.

La decisione assunta - accettata all’unanimità, Mercedes inclusa - rappresenta dunque un compromesso tecnico-politico. Dal punto di vista normativo, la Federazione ha scelto di affinare lo strumento di controllo, non di riscrivere il principio regolamentare. Dal punto di vista istituzionale, ha evitato di sconfessare una validazione già concessa.

In termini sostanziali, il messaggio è doppio: le regole erano applicate correttamente secondo i parametri vigenti, ma i parametri stessi potevano essere migliorati. Un distinguo sottile, ma fondamentale per preservare l’autorità regolatoria della FIA e la legittimità delle verifiche tecniche svolte fino a questo momento.

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