Ferrari: l'ala "Macarena" pone fine alla cultura della paura
Lewis Hamilton in Bahrain

Manca sempre meno all’inizio della nuova stagione di Formula 1 e l’avvio del 2026 ci ha già regalato diverse tematiche su cui discutere. C’è il discorso legato alla gestione dell’energia, quello relativo alle partenze e poi le varie voci che circolano nel paddock sui team e soprattutto sui piloti protagonisti della nuova annata.

E tra queste, non mancano quelle sulla Ferrari. La più popolare è inerente alla solidità mostrata in pista, sia durante i sei giorni nel deserto del Bahrain, sia durante lo shakedown catalano. Voce alla quale si è aggiunta nel penultimo giorno sul circuito di Sakhir quella inerente all’innovazione. 

L’analisi di Tom Clarkson: perché la Ferrari non ha più paura di osare

Proprio in merito all’ultimo punto citato, ci sono delle dichiarazioni di Tom Clarkson, giornalista e presentatore del podcast F1 Nation. Insieme a Jolyon Palmer, Clarkson ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla capacità di saper innovare da parte della squadra, sottolineando come Fred Vasseur abbia saputo ridare fiducia ai membri del team, abbandonando quella cosiddetta “sensazione di paura”.

Ho adorato le innovazioni viste sulla Ferrari, che si tratti dell’ala posteriore rotante o delle appendici aerodinamiche vicino allo scarico”, ha dichiarato l’host americano. “Questa è la prima vettura realizzata con Loïc Serra come direttore tecnico”, ha continuato, “e per una squadra che vive in un ambiente così carico di pressione, introdurre innovazioni di questo tipo suggerisce che ci sia un clima molto sano e positivo”.

Ed in effetti, anche le parole dei piloti, più volte riprese, hanno sottolineato tale aspetto, focalizzando l’attenzione su una mentalità nuova, vincente e su un’energia diversa rispetto alla stagione precedente. “Altrimenti” aggiunge Clarkson, “se ci fosse ancora una cultura della paura e del timore di sbagliare, non vedresti soluzioni del genere”. E conclude: “Penso quindi che Fred Vasseur abbia fatto un lavoro straordinario nel dare fiducia alle persone e incoraggiarle a proporre nuove idee”.

Il riferimento è palesemente all’ala rotante, definita da Loïc Serra “ala macarena”. Un’innovazione tecnica che ha generato molti commenti, sia da parte degli appassionati ma soprattutto da coloro presenti nel paddock. Un'idea, come racconta il direttore tecnico all’Equipe, che nasce da un buco individuato all’interno del regolamento, con lo scopo di massimizzare l’aerodinamica attiva.

Anche Ferrari quindi, ha sfruttato - concedete il termine - alcune zone grigie presenti all'interno del regolamento. Ad oggi, però, non sappiamo se tale concept verrà utilizzato nel corso della stagione, ma come sottolinea Serra, l’importante è migliorarsi gara dopo gara, attraverso i vari aggiornamenti. 

Ferrari: l'ala "Macarena" pone fine alla cultura della paura
Ferrari in azione ai test 2026

Ferrari: oltre l'ala "Macarena" c’è di più

Ritornando al concetto della paura espresso da Tom Clarkson, è un qualcosa che va interpretato in senso più ampio. Non una paura in senso stretto, ma più in senso laterale. In effetti è un discorso che sposa un po’ il pensiero comune: finalmente osserviamo una Ferrari che ha abbandonato il timore di osare

Abbiamo nuovamente l’immagine di un team che torna a fare qualcosa di nuovo, che mostra le proprie capacità tecniche, che dimostra di poter sorprendere la concorrenza, non inseguendo ma imponendosi come riferimento tecnico. Una caratteristica degna di una squadra storica, di una squadra vincente, con un nome non indifferente, ma che molto spesso viene dimenticata. Ed è giusto aspettarselo, soprattutto in seguito a una stagione 2025 totalmente fallimentare.

Ma parlando di Ferrari e parlando di attualità, il concetto di paura può essere ancora più esteso. Infatti, entra in gioco la pressione mediatica che circonda il Cavallino. Lo sottolinea anche Fred Vasseur ad AutoHebdo, spiegando che puoi avere anche quindici anni di contratto, ma la stampa italiana è sempre pronta a muovere giudizi, critiche e ad amplificare ogni singolo movimento.

Vero, ma c’è un grande ma. Se il riferimento è all’anno scorso, tutte le critiche mosse al manager francese sono state alimentate da egli stesso, in quanto ancora rimbombano le sue parole citate a Piazza Castello a Milano, durante l’evento Ferrari del marzo scorso in cui puntava a gran voce alla vittoria di entrambi i titoli.

Come noto, la stagione, invece, si è rivelata disastrosa, anche a causa di una vettura profondamente rivoluzionata rispetto alla SF-24, che non ha prodotto i risultati sperati. Paradossalmente, quindi, la paura non è mai mancata: anche la macchina 2025 era una rivoluzione, un tentativo di rompere con il passato. Un rischio che però non ha funzionato. Un qualcosa che fa parte del gioco ma che mal si è sposato con le speranze accese e spente pian piano.

Lewis Hamilton
Lewis Hamilton approva la Ferrari SF-26

Hamilton, il silenzio di Leclerc e l'obbligo di non fallire

Ad ogni modo, tornando ai giorni nostri, i test hanno restituito segnali positivi, che ora attendono conferma nel corso della stagione. Sarà un’annata in cui Ferrari non può più permettersi di fallire. I riflettori sono puntati sui piloti: Lewis Hamilton, al suo secondo anno a Maranello, ha dichiarato di aver imparato molto, che le nuove monoposto sono complesse ma anche divertenti da guidare. E, non meno importante, che la SF-26 ha il suo DNA.

Parole che implicano delle aspettative, che dei passi avanti rispetto al 2025 devono esserci. E poi Charles Leclerc, apparso molto carico ma anche molto silenzioso, perfettamente allineato con la strategia comunicativa della Ferrari di quest’anno. L’auspicio è che a parlare sia la pista e che non si debba assistere a un driver frustrato, che scende dalla macchina riversando tutto il proprio malumore nelle prime interviste, per poi correggere il tiro solo in seguito.

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