Haas F1 - Ci sono anche io, se non l'aveste notato
Il team americano sta vivendo un momento di offuscamento mediatico a causa dell'arrivo di Cadillac. Un contrasto che emerge in modo evidente tra le due scuderie.

Il team Haas è ormai arrivato al suo 11° Campionato Mondiale di F1. Con oltre 200 Gran Premi disputati si può definirlo un veterano del Circus. I suoi risultati migliori sono due quarti posti: quello di Romain Grosjean al GP d’Austria del 2018, miglior anno della franchigia americana, quando riuscì ad entrare nella top 5 con ben 93 punti conquistati, e l’altro ottenuto all’ultimo GP del Messico con il giovane talento Oliver Bearman.
Ma più dei risultati sportivi, miseri tra l’altro, si ricordano l’elevazione a “star” mondiale del suo ex team principal, l’altoatesino Günther Steiner, ed il pauroso incidente di Grosjean, in Bahrain.
L’unico vero vanto della squadra, fino a qualche tempo fa, era quello di essere l’”unica scuderia americana in F1”. Una compagine che di americano, a dir la verità, aveva solo una piccola bandiera “stars and stripes” sul muso che a volte non basta per definirsi tale. Ma poi è arrivata chi è più americana di lei e l’ha offuscata completamente: la Cadillac.

Haas, la colpa di essere poco “americana”
Il primo scontro tra le due identità made in U.S.A. è stato sulle presentazioni, con modalità totalmente opposte tra l’una e l’altra.
Haas ha optato per uno stile più discreto e operativo, presentando la VF-26 con immagini digitali chiare e puntuali, diventando uno dei primi team a mostrare render dettagliati della vettura 2026. Il team ha rafforzato la partnership con Toyota Gazoo Racing, che si riflette nella livrea prevalentemente bianca con accenti rossi e neri, e ha mantenuto il focus su efficienza, costi contenuti e sviluppo interno.
Cadillac ha scelto un approccio blockbuster per entrare nel Circus, rivelando la sua livrea asimmetrica bianco-nero durante uno spot da milioni di dollari trasmesso nel Super Bowl, l'evento televisivo più seguito negli Stati Uniti con oltre cento milioni di spettatori. Questo reveal è stato accompagnato da un countdown a Times Square, un investimento massiccio in marketing che ha posizionato Cadillac come la vera squadra a stelle e strisce supportata da General Motors.
Il risultato è stato immediato: Cadillac ha conquistato follower su Instagram in modo rapidissimo, raggiungendo numeri vicinissimi a quelli di Haas pur senza aver corso una singola gara, e ha dominato la narrazione mediatica americana come "America's team" che enfatizza l'ambizione da costruttore e il potenziale per attrarre il grande pubblico USA.
Nei media statunitensi, emerge spesso il tema che Haas abbia sprecato un'opportunità in 10 anni di monopolio come unica squadra USA, con critiche al fatto di non aver mai spinto un'identità patriotica forte, su piloti americani (Cadillac ha nel suo roster di piloti, un eroe del motorsport americano come Colton Herta, che parteciperà al prossimo campionato di F2) o su marketing aggressivo verso il pubblico locale.
Ora Cadillac ruba la scena, con un potenziale spostamento di fan verso il nuovo team percepito come più autentico e ambizioso grazie al supporto della GM e ai piani per motori propri entro fine decennio. Il contrasto evidenzia due visioni diverse di essere "americani" in F1: Haas come team privato discreto, Cadillac come progetto aggressivo e mainstream.

La situazione in pista e le aspettative equilibrate
In pista la realtà appare più bilanciata per il 2026: entrambi i team montano power unit Ferrari, partono con aspettative da midfield, con lotte possibili per punti occasionali ma senza ambizioni da top team. Cadillac potrebbe incontrare più difficoltà iniziali per l'inesperienza come squadra nuova, mentre Haas beneficia dell'esperienza accumulata e di un lancio tecnico puntuale.
Haas non si trova in una crisi strutturale, resta stabile, ha lanciato la macchina in anticipo su certi fronti e gode di partnership solide, ma perde visibilità e il ruolo esclusivo di rappresentante americano, con Cadillac che vince nettamente (per ora) la battaglia dell'attenzione mediatica fuori dalla pista grazie a un hype mainstream che il team di Gene Haas non ha mai perseguito in modo simile.
Il contrasto tra i due approcci continua a definire il dibattito negli Stati Uniti, dove Cadillac genera l'entusiasmo blockbuster mentre Haas resta ancorato a un percorso più tradizionale e operativo. Ovviamente sarà la pista il vero discrimine perchè se al clamore mediatico non fanno seguito i risultati sarà stata gloria effimera.
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Crediti foto: Haas F1 Team, XPB