Ferrari - L’era Hamilton: il nuovo regolamento riapre la lotta al titolo?
L'inglese sembra l’unico pilota a esaltarsi con le nuove monoposto, agili e sovrasterzanti. Un’analisi tra stile di guida, testimonianze autorevoli e la nuova leadership nel box Ferrari.

“Mi sono sentito alla grande”. Queste le parole pronunciate da Lewis Hamilton al termine della gara australiana. Dichiarazioni che - tale almeno è l’idea - vogliono dare l’immagine di un pilota ritrovato. Una piccola frase estrapolata che in qualche modo chiude - o inizia a chiudere - il cerchio dell’era delle auto ad effetto suolo, con le quali Hamilton non è mai andato d’accordo.
Il 2026, invece, si apre diversamente. Già a partire dai test, infatti, Lewis ha mostrato una certa solidità, frutto di una confidence ritrovata con la vettura, ma forse con se stesso e con l’intero contesto. Vetture che, come noto, impongono un nuovo stile di guida, un nuovo modo di gareggiare, che non piace alla quasi totalità del paddock.
Quasi la totalità, perché c’è una voce fuori dal coro. Una voce che - per ora, almeno - ha apprezzato gli upgrade effettuati dalla FIA. Ad esprimere un pensiero “incoerente” - se così possiamo dire - è il driver inglese, ammettendo nelle dichiarazioni post-gara di essersi trovato bene, guidando una macchina divertente e disputando una buona gara. “Per me è stato fantastico”, ha ammesso, “con venti macchine davanti forse la percezione è diversa, ma dalla mia posizione è stato davvero divertente”, ha poi aggiunto.

Il peso della comunicazione di Lewis Hamilton
A tal punto, volendo pensar male e considerando che Hamilton sa il fatto suo in termini di comunicazione, potremmo dire che si tratta di dichiarazioni - perdonate il termine - di facciata, come se l’intento fosse proteggere la nuova Formula 1. Proteggere un’immagine che la stessa organizzazione sta danneggiando in maniera del tutto autonoma.
Oppure, ancora, una comunicazione volta a proteggere se stesso, la squadra, quel vantaggio ottenuto dalla nuova SF-26. Perché lamentarsi quando si è in una posizione di agio? D’altronde Ferrari è seconda forza e può permettere ai suoi piloti di effettuare prestazioni in linea con Mercedes ed essere una spanna sopra Red Bull e McLaren.
Ma in realtà, tralasciando da parte le speculazioni, il dato è oggettivo, il dato è concreto. Se analizziamo le prove libere, il Q1 ed il Q2, o ancora il passo gara, Lewis è sempre stato in linea con Charles Leclerc. L’unica eccezione è data dal Q3: infatti, le basse temperature, come ha ammesso Fred Vasseur, non hanno permesso di portare le gomme alla giusta temperatura e che quindi hanno costretto il nativo di Stevenage ad accontentarsi di un settimo posto.
Controllo e gestione come sinonimo del ritorno di Hamilton?
Ponendo l’attenzione solo sulla gara, il feeling di Hamilton con la Ferrari lo si nota anche nelle comunicazioni via radio con il suo ingegnere di pista. Volendo fare un paragone con la stagione precedente, i suoi messaggi erano per lo più sul mancato passo della vettura, sul mancato corretto funzionamento nel suo insieme. Per non parlare delle interviste post sessione, in cui arrivò ad ammettere che a Maranello molte cose erano da modificare o che addirittura era il lui il problema.
Quest’anno - vero che è solo la prima gara - ascoltando i team radio, notiamo un pilota che può concentrarsi interamente sulle tattiche di gara, sulle possibili strategie da attuare. E questo vuol dire, che Hamilton sa di avere la macchina sotto controllo, che può gestire molteplici situazioni e sa fin dove può spingersi.
L’esempio più rappresentativo è con l’ingresso della prima VSC. Mentre tutti i team entrano ai box per il cambio gomme, Ferrari decide di restare fuori e subito Hamilton si apre chiedendo di differenziare le strategie, di provare a fare qualcosa di diverso per provare a mettersi davanti - probabilmente - alle due o una delle Frecce d'Argento.
Parole che diffondono l’idea del controllo totale. Parole che diffondono l’idea di come Lewis Hamilton abbia saputo creare una connessione con la vettura - e con la squadra - che ti permette di provare ad agguantare la vittoria senza troppe preoccupazioni.

Perché le nuove monoposto esaltano il talento di Lewis
Ma al di là delle sensazioni, dei pensieri che possono nascere dalla sola visione della gara, a sostenere il concetto ci sono le dichiarazioni di coloro che vivono il paddock, di coloro che con Hamilton hanno condiviso il box. Tra questi, Martin Brundle, commentatore per la tv inglese, che a Sky Sports F1 ha ammesso:
“Penso che si adatteranno a qualsiasi pilota che abbia la capacità mentale di gestire tutto quello che sta succedendo”, con riferimento alle nuove monoposto. “Ora”, continua, “all’interno della vettura c’è molto da controllare per massimizzare le prestazioni. E Lewis, naturalmente, rientra in quella categoria”.
E la domanda sorge spontanea: perché Hamilton dovrebbe avere un vantaggio nella guida delle vetture 2026? “Chiaramente” afferma Brundle, “le auto hanno molto meno carico aerodinamico e Lewis è sempre stato felice con una macchina che si muove un po’. Quindi sì, penso che sembri più felice, sia come persona sia in pista”.
Una risposta che evidenzia ancora una volta come il sette volte campione del mondo non abbia mai avuto quella piena libertà di movimento con le vetture dell’era precedente. Dopodiché, interviene Jenson Button. Come riporta F1Oversteer, l’ex pilota della Brown GP, ha ammesso che tali macchine siano più favorevoli ad alcuni piloti e che questa è “più un’era alla Lewis Hamilton, per il modo in cui funzionano le vetture”.
Ed il perché non tarda ad arrivare: “Le macchine sono più agili. Ora puoi avere un po’ di sovrasterzo e comunque gestirlo, purché usi bene il pedale dell’acceleratore. Negli ultimi anni non era così. Dovevi impostare le macchine con un po’ di sottosterzo, perché con l’effetto suolo, se la macchina scattava improvvisamente, ti ritrovavi girato e contro il muro”.
Ed infine: “Hamilton invece preferisce una vettura con un avantreno molto forte, cosa che gli permette di sfruttare meglio il proprio stile di guida. Riesce a tirarne fuori il massimo. Lo ricordo bene da quando eravamo compagni di squadra”.

DNA Ferrari e ambizioni iridate: la sfida è appena iniziata
In apertura accennavamo a Lewis Hamilton come voce fuori dal coro e di come questi “canti” avrebbero potuto essere di facciata o di protezione. Arrivati a questo punto, possiamo affermare come il #44 abbia invece espresso il suo reale pensiero. Un pilota che finalmente rivediamo, insieme al team mate, al centro di un progetto. D’altronde, egli stesso ammise che la SF-26 possiede un po’ del suo DNA.
È andata in scena solo la prima gara, ma se davvero la sfida sarà tra Mercedes e Ferrari, avere due piloti focalizzati allo stesso modo, è un aspetto non irrilevante. Curioso poi sarà vedere come i due si gestiranno, come i due si rapporteranno in pista. E curioso sarà osservare il comportamento del muretto box del Cavallino e chi tra i due, in lotta per il vertice, “digerirà” - concedete il termine - prima lo stile delle nuove monoposto.